
Emmanuel - The broken diary - Podcast Novel
Cari ascoltatori, l'avvento delle AI non ha fatto del bene al web: YouTube è pieno di video che non hanno assolutamente niente da dire, fatti con voci AI che ripetono 800 volte la stessa cosa, e la dicono anche male. Tutto questo nella speranza di raccattare qualche click.
Ci rendiamo conto che in questa situazione riuscire a distinguersi è difficile, ma noi ci stiamo provando in tutti i modi, a cominciare da un utilizzo anomalo e creativo delle intelligenze artificiali.
L'unica cosa che ci aspettiamo da voi è che vi rendiate conto della differenza.
...
Dear listeners, the advent of AI voices has not done any good to the web: YouTube is full of videos that have absolutely nothing to say, made with AI voices that repeat the same thing 800 times, and say it badly. All this in the hope of collecting a few clicks.
We realize that in this situation it is difficult to stand out, but we are trying in every way, starting with an anomalous and creative use of artificial intelligence.
The only thing we expect from you is that you realize the difference.
ATTENZIONE / WARNING:
in base alle nuove regole del podcasting, nelle statistiche non verranno più conteggiati gli ascolti, ma solo ed esclusivamente i DOWNLOAD. Questo per noi è un enorme problema, perché non riusciremo più a renderci conto di quante persone ascoltino il podcast.
Vi chiediamo perciò, per favore, di FARE SEMPRE IL DOWNLOAD di ogni episodio, magari per buttarlo via subito dopo (sappiamo che occupa spazio)!
According to the new podcasting rules, the statistics will no longer count the listens, but only and exclusively the DOWNLOADS.
We therefore ask you, please, to ALWAYS DOWNLOAD each episode, perhaps to throw it away immediately afterwards (we know it takes up space)!
Emmanuel - The broken diary - Podcast Novel
2.13. Certe brave ragazze (Quando pensi di essere bravo... ma poi incontri Michelle)
Ci sono momenti in cui l'orgoglio virile subisce colpi durissimi: ad Emmanuel non è ancora successo, ma in tal senso provvede Michelle detta Gerti, spietata e indifferente come sempre.
Gli interpreti sono Paolo Malgioglio ed Elisa Gandolfi.
Nel corso dell'episodio si possono ascoltare una cover di "Michelle" dei Beatles e "Gouge Away" dei Pixies (versione strumentale e live).
...
There are moments in which virile pride suffers very severe blows: it hasn't happened to Emmanuel yet, but Michelle known as Gerti provides in this sense, ruthless and indifferent as always.
The interpreters are Paolo Malgioglio and Elisa Gandolfi.
During the episode you can hear a cover of "Michelle" by The Beatles and "Gouge Away" by The Pixies (instrumental and live).
Certe brave ragazze
Dove il nostro eroe scopre di non essere ancora del tutto attrezzato
per alcuni aspetti dell'esistenza materiale.
- Niente travestimento, oggi il maschio lo fai tu.
- Okay.
- Guarda che se succede di nuovo non ci vediamo più. O magari sì,
perché no, ci vediamo lo stesso, ma in tre. Mi piace l'idea di te che mi
guardi mentre scopo con un altro.
- Non succederà - taglio corto.
Le porgo il braccio. Sento un po' male questa volta, ma non dico nulla.
Il cuore mi batte fortissimo mentre il sangue mi sale al cervello troppo
presto, con troppa violenza. Penso con lucidità e freddezza che questa
volta morirò e non me ne frega niente. Penso che sarebbe bello morire
d'infarto mentre lei gode. Sì, penso tutto questo e anche altre cose che
preferisco non dire. Strana cosa l'animo umano, dottore; nessuno sa
cosa sia, ma una cosa è certa: è pieno zeppo di immondizie.
La sento respirare al mio fianco: non è ancora pronta. Finalmente
emette un sospiro. Apro gli occhi, lei si volta verso di me con lo
sguardo annebbiato.
- Ora vediamo - dice pragmatica, ed afferra saldamente il mio bacino,
come spesso fa per ricordarmi a cosa servo. Imposta penetrazione,
ritmo e intensità, poi mi lascia continuare da solo. Intanto lo stereo
ripete whores in my head, whores at the door, whore in my bed, quasi a
ricordarmi chi è lei e qual è il mio ruolo.
Sono ben conscio degli ostacoli che incontrerò. So che avrò un
cedimento dopo la prima mezz'ora, ma sono in grado di fronteggiare
il problema: la roba non aiuta, è soprattutto un fatto di autocontrollo.
Si tratta di superare quel momento con uno sforzo di volontà: poi la
stanchezza, la fatica, il dolore alle giunture, la voglia di finire in fretta
si trasformano gradualmente in una condizione quasi estatica, che si
sublima in una specie di doloroso nirvana.
Gerti è fredda e assuefatta: ormai tutto le fa poco effetto. A volte
rischia una crisi isterica per l'incapacità di sfogare l'eccitazione. Nei
primi tempi la sua freddezza resisteva ad ogni mio assalto e il
fallimento era terribile: rinunciavo ancor prima di tentare. Poi però,
non so bene come, ho trovato il coraggio di riprovarci e ce l'ho fatta.
Ho messo a punto una tecnica vincente, dottore, che posso descrivere
così: il difficile, con un certo tipo di donna, è farle perdere il controllo;
bisogna letteralmente costringerla, domarla come si fa con un cavallo
selvaggio, strattonarla, rabbonirla, sussurrarle all'orecchio qualche
irripetibile volgarità, farle cambiare posizione, accarezzarla per ore
fino allo sfinimento. Spesso, stando dietro Michelle, la faccio mettere
in ginocchio con il viso rivolto verso il grande specchio e la obbligo a
guardarsi mentre facciamo sesso; è stupenda in quei momenti, ma non
le piace vedersi. Si ribella, chiude gli occhi, inarca la schiena, rovescia
la testa all'indietro, la cascata dei suoi capelli neri accarezza le mie
spalle, la bellezza del suo corpo guizzante riflesso nello specchio è
quasi insopportabile, devo stare attento a non lasciarmi andare, e
garantisco che non è facile. Ho le mie strategie, per esempio ripassare
la tabellina del nove o ripetere a memoria tutti gli affluenti del Po,
prima quelli di destra e poi quelli di sinistra. Raddrizzo la sua testa e
le dico guardati, devi guardare. Lei riapre gli occhi e ciò che vede nello
specchio la eccita terribilmente, ma questo la innervosisce, sento i
suoi muscoli contrarsi sotto le mie braccia, devo tenerla ferma,
accarezzarle il collo finché non si tranquillizza. Finalmente le sue
membra tese si rilassano, si abbandona a quel ritmo uniforme. È un
segnale di implicita rinuncia al quale sono attentissimo. Proprio
allora, quando abbassa le difese, è il momento di portare l'attacco
finale, di fronte alla quale tutte le sue resistenze sono inutili.
Funziona quasi sempre. Il piacere ottenuto in quel modo è innaturale,
lascia stremati ma sostanzialmente inappagati. La maggior parte delle
donne a quel punto si accontenta e cede alla stanchezza; io invece ho
capito che quello è solo il punto di partenza. La costringo a
ricominciare subito. Il resto è quasi un gioco da ragazzi.
Vado avanti per ore, mantengo la promessa e addirittura raddoppio la
posta.
Alla fine siamo entrambi esausti ed io provo la strana commozione che
mi prende sempre con lei. Mi aspetto che dica qualcosa, mi aspetto
qualche complimento, che ne so, qualche commento. Ma lei, supina
accanto a me, non dice nulla.
Attendo qualche minuto e poi le faccio la più stupida delle domande
che un uomo può fare a una donna:
- Ti è piaciuto?
Risponde con un mugolio.
- A cosa stai pensando? - incalzo, deciso a farmi del male.
- Niente, - risponde evasiva - stavo solo ripensando a quella variante.
- Quale variante?
- Massì, bisognerebbe ottimizzare la prestazione, non credi? Prima
parlavo per assurdo, ma se ci pensi è un'idea: ci vuole solo la persona
giusta.
- Giusta per cosa?
- Mentre mi scopavi ho pensato che sarebbe il caso di evitarti tutta
questa fatica e ho capito che la persona giusta è Carlos. È un bestione
stupido, non si formalizza. La prossima volta possiamo fare che tu
incominci e poi subentra lui: così tu ti stanchi di meno e io ci metto la
metà.
Non rispondo niente. Si volta a guardarmi. Devo avere un'espressione
comica (comica?), perché scoppia a ridere:
- E non fare quella faccia. Mica ho detto che mi piace Carlos: è solo un
bifolco con un cazzo da elefante, niente a che vedere con la tua
dimensione estetica alla Andy Warhol.
Avverto uno scricchiolio sinistro.
- Be', che c'è?
Irritata dal mio silenzio, Gerti mi guarda severa, incrociando le braccia
sul petto:
- Oggi proprio facciamo a non capirci, frocetto. Cerca di non
fraintendermi, non t'ho mica detto che non sei bravo: non è nulla di
personale, è solo che le dimensioni sono un fatto oggettivo. Tutto qui.